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DICHIARAZIONE DEI PRESIDENTI DELLE REGIONI VITICOLE D’EUROPA SUI DIRITTI DI PIANTAGIONE - BRUXELLES - 7. 11. 2012
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I TERRITORI DICONO NO ALLO SMANTELLAMENTO DELLA VITICOLTURA EUROPEA !

I diritti di piantagione sono uno strumento di regolazione del potenziale di produzione privo di costi per il contribuente europeo, che s’inscrive in una dinamica di sviluppo sostenibile e riveste una vera e propria dimensione sociale. A questo titolo, le regioni, che sono per eccellenza “i territori della viticoltura”, ci tengono a ricordare alla Commissione Europea gli obiettivi della PAC (Articolo 33 del Trattato istituente la Commissione Europea) e della sua strategia “Europa 2020”, la quale mira a sviluppare una crescita “intelligente, sostenibile e inclusiva”, mentre la sua politica viticola è esitante rispetto alle attese territoriali delle collettività e della società civile.

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Considerando la decisione adottata nel 2008, di rendere totalmente libera la piantagione di vigne su tutto il territorio dell’Unione Europea a partire dal 1 gennaio 2016;

Considerando che la cultura della vite, fin dagli anni ’30 in alcuni Stati membri e fin dagli anni ’70 nell’Unione Europea, è regolata dai diritti di piantagione; Considerando che i diritti di piantagione sono “la chiave di volta” del modello viticolo europeo, il quale ha consentito di sviluppare attività economiche importanti, diversificate e garanti del tessuto rurale in zone che non dispongono di produzioni alternative;

Considerando che questo strumento non ha alcuna incidenza sul budget comunitario – contrariamente alle costose misure di estirpazione massiccia intraprese tra il 2008 e il 2011;

Considerando le conseguenze nefaste che la liberalizzazione delle piantagioni avrebbe sull’economia dei nostri territori, sugli impieghi periferici, sull’organizzazione dello spazio rurale, sui paesaggi, sul turismo e sull’ambiente: sovrapproduzione, crollo dei prezzi, diminuzione della qualità, perdita di notorietà, scomparsa delle aziende familiari, delocalizzazione del vigneto verso zone di pianura, concentrazione e industrializzazione del settore;

Considerando le fortissime inquietudini che questa decisione suscita nei viticoltori e nei rappresentanti delle collettività territoriali interessate e, più in generale, nei cittadini e consumatori cui l’attuale sistema dei DOP/IGP garantisce la tracciabilità sull’origine di ciò che bevono;

Considerando le iniziative già intraprese sul terreno, prima della scadenza del 1 gennaio 2016 (speculazione, acquisto di terreni in pianura, etc.), e le preoccupazioni crescenti dei viticoltori, dei giovani in particolare, sul loro avvenire prossimo;

Considerando il Rapporto Speciale N° 7/2012 reso il 12 giugno 2012 dalla Corte dei Conti Europea sull’avanzamento della riforma dell’OCM vitivinicolo, in cui si rimprovera alla Commissione di non aver effettuato una valutazione approfondita delle eventuali conseguenze dell’abolizione dei diritti di piantagione;

Considerando che, come è stato ampiamente dimostrato dallo studio scientifico indipendente del Prof. Etienne Montaigne, l’inquadramento del potenziale di produzione non costituisce un freno né per lo sviluppo delle colture né per l’installazione dei giovani viticoltori (diverse decine di migliaia di ettari di diritti attribuiti nel corso degli ultimi 10 anni), e che una gestione giudiziosa permette di assicurare un equilibrio tra l’offerta e la domanda;

Considerando che la quasi totalità degli Stati membri produttori, così come la maggioranza del Parlamento Europeo, del Comitato delle Regioni e del Comitato Economico e Sociale Europeo, denunciano oggi questa decisione e chiedono alla Commissione di mantenere la regolazione del potenziale di produzione per tutte le categorie di vino;

Considerando che la Direzione Generale Agricoltura rimane insensibile a questi appelli;

Noi, Presidenti delle Regioni e rappresentanti delle collettività territoriali riunite in seno all’Assemblea delle Regioni Europee Viticole (AREV), sostenuti dalla schiacciante maggioranza delle organizzazioni professionali regionali, nazionali e europee,

- Chiediamo insistentemente alla Commissione di ascoltare la rivendicazione portata avanti dalla quasi totalità dei territori produttori e di presentare rapidamente, in modo conforme all’espressione democratica, una nuova proposta legislativa che si applichi a tutti gli Stati membri;

- Invitiamo il Parlamento Europeo a reintrodurre l’inquadramento del potenziale di produzione attraverso diritti di piantagione per tutte le categorie di vino, in tutti gli Stati membri, emendando in questo senso la proposta di regolamento “OCM Unico” della Commissione;

- Chiediamo ai Capi di Stato e di Governo dei paesi produttori di persistere nel loro impegno e convincere, prima della fine del 2012, i pochi Stati membri necessari alla formazione di una maggioranza qualificata;

- Invitiamo il Consiglio dei Ministri dell’Agricoltura a prendere formalmente atto di queste posizioni.